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Policitemia Vera.
Terapie efficaci con buona qualità di vita


Dott. Elisa Rumi, Dott. Chiara Elena, Prof. Mario Lazzarino, Prof. Mario Cazzola

Clinica Ematologica
Istituto Scientifico Policlinico San Matteo – Università di Pavia


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Sommario:
Definizione
Epidemiologia
Patogenesi
Le mutazioni del gene JAK2
Forme familiari
Quadro clinico
I criteri standard di diagnosi
Diagnosi differenziale
Il decorso della malattia
Terapia
Studi sperimentali con nuovi farmaci
Le più comuni domande dei pazienti affetti da Policitemia Vera
Cosa offre l'Ematologia di Pavia al paziente con Policitemia Vera?


Definizione up

La Policitemia Vera o malattia di Vaquez è una malattia clonale della cellula staminale emopoietica (cioè la cellula del midollo da cui derivano tutte le cellule mature che circolano nel sangue periferico: globuli rossi o eritrociti, globuli bianchi o leucociti, e piastrine). E’ caratterizzata da una proliferazione persistente ed incontrollata della linea eritropoietica indipendente dai meccanismi che fisiologicamente regolano l’eritropoiesi, cioè la produzione di eritrociti. È una malattia clonale in quanto gli elementi delle tre serie maturative midollari derivano tutti da una stessa cellula progenitrice emopoietica che ha acquisito una o più mutazioni genetiche che le conferiscono un vantaggio proliferativo. Nella policitemia vera, la proliferazione eritroide è predominante e determina un aumento numerico dei globuli rossi nel sangue periferico. La proliferazione piastrinopoietica e granulocitopoietica, che determina un incremento rispettivamente delle piastrine e dei leucociti, è presente nel 50% dei pazienti. Possono essere riconosciute tre fasi di malattia: 1) una fase iniziale, pre-policitemica, caratterizzata da eritrocitosi lieve o “borderline”; 2) una fase policitemica, con incremento spiccato della massa eritrocitaria, 3) una fase tardiva “spenta”, o post-policitemica, che si osserva in una minoranza di casi, in cui possono comparire anemia, leucopenia e piastrinopenia, incremento della splenomegalia e fibrosi midollare. La storia naturale della malattia può comprendere inoltre una bassa incidenza di evoluzione mielodisplastica o in leucemia acuta.

Epidemiologia up

L'incidenza della policitemia vera aumenta con l’età ed è di circa 0.7-2.6 casi per 100.000 abitanti per anno. La malattia è più frequente nel sesso maschile (rapporto 2:1) e l'età mediana alla diagnosi è di 60 anni, nonostante vi sia una piccola percentuale di casi ad esordio giovanile (meno di 40 anni).

Patogenesi up

I quesiti sull'origine delle tre malattie mieloproliferative croniche Philadelphia-negative (policitemia vera, trombocitemia essenziale e mielofibrosi primaria), rimasti irrisolti per lungo tempo, sono stati in parte chiariti nel 2005, con l’identificazione della mutazione somatica del gene Janus Kinase 2 o mutazione JAK2 (JAK2 V617F); tale mutazione comporta un'aumentata attività della proteina tirosin-chinasica JAK2, coinvolta nei meccanismi di regolazione della proliferazione cellulare.

Alcuni fattori ambientali, quali l'esposizione a solventi organici o a radiazioni ionizzanti, possono influire sulla comparsa della policitemia vera.

Clonalità

Una malattia ematologica si definisce clonale se la proliferazione delle cellule che la contraddistingue prende origine da un unico progenitore malato. La presenza sulle cellule della linea eritropoietica, piastrinopoietica e granulocitopoietica degli stessi marcatori di clonalità dimostra l'origine clonale della policitemia vera. Si possono documentare anomalie citogenetiche acquisite (in forma per lo più di delezione) in circa il 30% dei pazienti con policitemia vera; i cromosomi coinvolti sono generalmente il cromosoma 20, 8, 9, 1 e 13.

Presso la Clinica Ematologica di Pavia lo studio della clonalità si basa su metodiche molecolari fondate sul riconoscimento del cromosoma X attivo e inattivo, mediante la diversa espressione di metilazione del DNA, nelle pazienti eterozigoti per i polimorfismi genici di PGK (fosfoglicerato-chinasi) e HUMARA (recettore degli androgeni umani).

Progenitori emopoietici ed eritropoietina

Le cellule progenitrici eritroidi del midollo osseo dei pazienti affetti da policitemia vera hanno la capacità di crescere autonomamente in coltura senza necessità di eritropoietina, e di generare una progenie di elementi eritroidi (colonie eritroidi). La policitemia vera è caratterizzata da due fenomeni biologici: il primo, in vitro, è la crescita di elementi eritroidi midollari in assenza dello stimolo dell'eritropoietina; il secondo, in vivo, è l'elevata produzione di globuli rossi che si automantiene pur in assenza di aumentati livelli sierici di eritropoietina. Questi fenomeni biologici non si osservano nei soggetti sani o nei pazienti con policitemia secondaria e rivestono quindi un ruolo diagnostico nella policitemia vera.

Lo studio dei progenitori emopoietici circolanti CD34-positivi, valutabili mediante citofluorimetria, ha valore diagnostico nella policitemia. Secondo uno studio svolto nella nostra Clinica, i pazienti con policitemia vera hanno bassi livelli di progenitori emopoietici CD34-positivi nel sangue periferico, a differenza dei pazienti che evolvono in mielofibrosi.

Le mutazioni del gene JAK2 up

La mutazione V617F: nella maggior parte dei pazienti affetti da policitemia vera (95%) è stata riscontrata la presenza della mutazione somatica puntiforme JAK2 (V617F). Non è mai stata rilevata in soggetti sani o in pazienti con eritrocitosi secondaria.

Tale mutazione è stata scoperta nel 2005 a seguito di ricerche condotte congiuntamente dall’Ematologia sperimentale dell’Università di Basilea e dall’Ematologia di Pavia.

La proteina JAK2 è una proteina ad attività tirosin-chinasica coinvolta nel meccanismo di trasduzione del segnale dal recettore di membrana (ad esempio il recettore dell’eritropoietina o della trombopoietina) al nucleo. La mutazione JAK2 (V617F) coinvolge il dominio autoinibitorio della proteina JAK2 e quindi determina un aumento dell’attività di JAK2 con conseguente eccessiva trasduzione del segnale e mieloproliferazione.

Lo studio di questa mutazione, oltre a chiarire alcuni aspetti della patogenesi della malattia, è diventato un utile parametro diagnostico ed infatti la valutazione della mutazione è stata introdotta nella nuova recente classificazione delle malattie mieloproliferative croniche dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization, WHO). Alcuni gruppi di ricerca ne stanno valutando l’impatto prognostico in ambito clinico.

Le mutazioni dell’esone 12. Recentemente è stata identificata, in una piccola percentuale di pazienti affetti da eritrocitosi JAK2 (V617F)-negativa, una nuova categoria di mutazioni a carico del gene JAK2. Tali mutazioni coinvolgono l’esone 12 del gene e non l’esone 14 come la tipica mutazione JAK2 (V617F), sono presenti in circa il 5% dei pazienti affetti da policitemia vera e, come la mutazione classica, conferiscono alla proteina che ne deriva un’aumentata attività tirosin-chinasica. Un recente studio cooperativo internazionale coordinato dalla Clinica Ematologica di Pavia ha permesso di definire il quadro clinico di presentazione di questa categoria di pazienti, che è caratterizzato da un fenotipo prevalentemente eritrocitosico e solo in minor misura leucocitosico e piastrinosico. Questo studio ha inoltre dimostrato che il rischio vascolare e la storia naturale della malattia non differiscono dai casi V617F-positivi.

Attualmente sono in corso numerosi studi cooperativi internazionali, cui partecipa la Clinica Ematologica di Pavia, volti all’identificazione di mutazioni genetiche ancora misconosciute coinvolte nella patogenesi della policitemia vera, e, più in generale, delle malattie mieloproliferative croniche.

Forme familiari up

La Clinica Ematologica di Pavia conduce da tempo studi biologici e clinici per la definizione delle forme familiari di Policitemia vera, Trombocitemia essenziale e Mielofibrosi primaria. Tali studi hanno permesso di definire che la prevalenza delle forme familiari (in cui più membri di uno stesso nucleo familiare sono affetti da una malattia mieloproliferativa cronica Philadelphia-negativa) è circa del 7%. La trasmissione è di tipo autosomico dominante a penetranza ridotta. Non vi è evidenza che vi sia una trasmissione diretta delle mutazioni dei geni JAK2 o MPL tra le diverse generazioni, ma piuttosto che venga ereditata una predispozione a sviluppare la malattia mieloproliferativa cronica e che le suddette mutazioni oggi note costituiscano un evento secondario. L’andamento clinico delle forme familiari è simile a quello delle forme sporadiche. Da alcuni anni sono in corso studi di collaborazione tra l’Ematologia di Pavia ed il Center of Molecular Medicine (CeMM) dell’Università di Vienna, per definire le modalità di trasmissione genetica di queste malattie e per identificare precocemente i soggetti con tali forme familiari.

Quadro clinico up

Nel 40% circa dei pazienti la diagnosi di policitemia vera è occasionale, cioè sospettata sulla base di alterazioni emerse da un esame emocromocitometrico eseguito occasionalmente. Nel 20% dei pazienti l’esordio della malattia è caratterizzato da serie complicanze vascolari di tipo trombotico o più raramente emorragico, quali infarto del miocardio, angina pectoris, ictus cerebri o TIA, trombosi venosa profonda, tromboflebite superficiale, emorragie del tratto gastroenterico. Più rare, ma caratteristiche dei pazienti con malattie mieloproliferative croniche, le trombosi dei seni venosi cerebrali e le trombosi splancniche.

I pazienti affetti da policitemia vera non trattata presentano spesso un colorito acceso del volto e delle mucose: eritrosi. Al momento della diagnosi riferiscono comunemente disturbi funzionali del microcircolo, quali cefalea, vertigini, ronzii, disturbi visivi, fenomeni Raynaud-simili. L'eritromelalgia, un senso di bruciore alle mani ed ai piedi accompagnato da arrossamento e calore, è un riscontro non infrequente. Questi disturbi funzionali del microcircolo possono regredire rapidamente ed in modo pressoché completo con l’assunzione di piccole dosi di Aspirina per effetto della sua azione antiaggregante piastrinica.

Un sintomo molto caratteristico è il prurito generalizzato, scatenato prevalentemente dal contatto con l'acqua (prurito acquagenico). Si riscontra alla diagnosi nel 40-50% dei pazienti e nel 30-40% durante il follow-up. Una splenomegalia di grado variabile è presente alla diagnosi nel 70% dei pazienti e l'epatomegalia nel 40%.

I criteri standard di diagnosi up

I criteri diagnostici della policitemia vera attualmente in uso sono quelli codificati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization, WHO) nel 2008, riportati nello schema sottostante. Questi criteri comprendono valutazioni cliniche, morfologiche, genetiche e molecolari. Per una diagnosi definitiva di policitemia vera sono necessari i due criteri principali e almeno uno dei criteri addizionali oppure il primo dei criteri maggiori e due criteri addizionali.

Criteri WHO per la diagnosi di Policitemia Vera

Criteri principali

  1. Hb >18,5 g/dl (Maschio), >16.5 g/dl (Femmina) o altra evidenza di aumentata massa eritrocitaria
  2. Presenza della mutazione del gene JAK2 (V617F) o di altre mutazioni simili, quali quelle a carico dell’esone 12


Criteri addizionali

  1. Ipercellularità con iperplasia trilineare allo studio midollare
  2. Bassi livelli serici di eritropoietina
  3. Crescita spontanea di colonie eritroidi in vitro

Diagnosi differenziale up

Vanno differenziate dalla policitemia vera le forme di policitemia apparente (senza aumento della massa eritrocitaria) e le forme secondarie. Un'accurata indagine anamnestica e clinica, con particolare riguardo alle terapie in corso, permette di individuare le forme apparenti e di correggerle ripristinando il volume plasmatico con conseguente riduzione dell'ematocrito. Le forme secondarie vanno individuate ricercando l'eventuale presenza di una delle condizioni cliniche che possono essere associate.

Policitemia apparente

Per lo più correlata a obesità, perdita di liquidi o terapia diuretica, fumo, alcool, ipertensione.

Eritrocitosi congenite

Policitemia congenita familiare primitiva (PFCP)

E' una forma di policitemia familiare a trasmissione autosomica dominante caratterizzata da un aumento isolato dei livelli di emoglobina e globuli rossi. In genere non si accompagna a splenomegalia. Dal punto di vista biologico si contraddistingue per un'emopoiesi policlonale, per i bassi livelli di eritropoietina sierica e per l'ipersensibilità dei progenitori eritroidi in vitro all'eritropoietina. Nel 12% circa dei casi è causata da una mutazione del recettore dell'eritropoietina, che determina una attivazione costitutiva del recettore.

Eritrocitosi secondarie ad alterazione dell’oxygen sensing pathway

La forma più nota all’interno di questa categoria è la policitemia Chuvash, descritta per la prima volta nel 1974 nell'ambito della popolazione Chuvash della Russia centrale. Successivamente è stata riscontrata in altri gruppi etnici in diverse aree del mondo. Recentemente è stata identificata un'area endemica anche in Italia nell'isola di Ischia. E' una malattia autosomica recessiva caratterizzata da eritrocitosi con livelli di eritropoietina normali-alti, che può presentarsi anche in età adulta. Le principali cause di mortalità sono rappresentate da eventi tromboembolici e da complicanze cerebrovascolari. E' causata da una mutazione del gene von Hippel Lindau (VHL), coinvolto nel sistema di controllo dell'ossigenazione dei tessuti. Altre anomalie genetiche scoperte più recentemente comprendono le mutazioni dei geni HIF2α e PHD2, codificanti anch’essi per proteine coinvolte nella regolazione del sistema di controllo dell’ossigenazione dei tessuti, con conseguente iperproduzione di eritropoietina e di eritrociti.

Emoglobinopatie ad alta affinità per l'ossigeno

Esistono rare varianti patologiche dell'emoglobina con alterata affinità per l'ossigeno. Le forme con aumentata affinità per l'ossigeno sono responsabili di una minor cessione di ossigeno ai tessuti con conseguente incremento dell’eritropoietina sierica e eritrocitosi compensatoria. Le emoglobine ad alta affinità per l'ossigeno possono essere facilmente riconosciute tramite valutazione della P50 tramite emogasanalisi venosa.

Eritrocitosi secondarie

Appartengono a questa categoria tutte le forme di poliglobulia indotte dall’ipossia (patologie croniche polmonari, sindrome delle apnee notturne, sindromi da ipoventilazione, tabagismo) e le eritrocitosi secondarie ad inappropriata secrezione di eritropoietina da parte di neoplasie (carcinoma renale, carcinoma epatocellulare, emangioblastoma cerebellare, feocromocitoma, leiomioma uterino, cisti renali). In questi casi un’accurata anamnesi, la visita clinica, gli esami di laboratorio e strumentali permettono di evidenziare la condizione alla base dell’eritrocitosi.

Eritrocitosi idiopatica

È definita eritrocitosi idiopatica una eritrocitosi in cui non è possibile identificare alcuna causa secondaria ed i pazienti non presentano tutti i criteri per porre diagnosi di policitemia vera. Spesso queste rappresentano condizioni fisiologiche estreme, quadri iniziali di policitemia vera o forme secondarie non riconoscibili al momento della valutazione. In questi casi è indicata un osservazione clinica prolungata e un atteggiamento terapeutico prudenziale.

Il decorso della malattia up

In genere, il paziente affetto da policitemia vera gode di buona qualità di vita e può condurre una vita pressoché normale. Le principali complicanze cui un paziente può andare incontro sono di tipo trombotico (arterioso e venoso) o emorragico. La trasformazione della policitemia vera in mielofibrosi o in leucemia acuta è un evento infrequente e per lo più tardivo.

Trombosi ed emorragie

Gli eventi trombotici rappresentano la causa più frequente di morbilità e mortalità. Oltre all’ infarto miocardico, all’ictus cerebri e alla trombosi venosa profonda, nei pazienti affetti da policitemia vera possono verificarsi anche trombosi in distretti più rari, quali i vasi addominali ed i seni venosi cerebrali. L'età superiore ai 60 anni e/o una pregressa trombosi rappresentano i principali fattori di rischio per le complicanze trombo-emboliche. Altri fattori di rischio, potenzialmente implicati nella patogenesi dell’evento trombotico e al momento ancora oggetto di studio, sono la leucocitosi, lo stato di attivazione dei granulociti e delle piastrine, la presenza ed il carico allelico della mutazione V617F di JAK2. Rivestono un ruolo importante come cofattori i noti fattori di rischio cardiovascolare (fumo di sigaretta, ipertensione arteriosa, diabete mellito, dislipidemia), che devono dunque essere tenuti strettamente sotto controllo. Le complicanze emorragiche, più frequenti a carico del tratto gastrointestinale, sono meno frequenti di quelle trombotiche.

Mielofibrosi post-policitemia vera

La Mielofibrosi può svilupparsi tardivamente nel corso della policitemia vera. Infatti, l'intervallo tra le due malattie supera in genere i 10 anni (rischio cumulativo a 15 anni: 6%). Si manifesta con la comparsa di sintomatologia sistemica (febbre, sudorazioni notturne, calo ponderale superiore al 10% del peso corporeo in meno di sei mesi), incremento della splenomegalia e progressiva citopenia trilineare (calo dei valori di leucociti, emoglobina e piastrine). I criteri per porre diagnosi di Mielofibrosi post-Policitemia vera sono stati recentemente definiti da un gruppo di studio internazionale (International Working Group on Myelofibrosis Research and Treatment, IWG-MRT), di cui fa parte la Clinica Ematologica di Pavia. Per la diagnosi sono necessari i due criteri principali e almeno due dei criteri addizionali sotto riportati.

Criteri principali

♦ Precedente diagnosi di Policitemia vera (secondo i criteri WHO)
Fibrosi midollare di grado II-III (secondo i criteri europei EUMNET, European Myelofibrosis Network)

Criteri addizionali

Anemia oppure non necessità di salasso o chemioterapia
Screzio leuco-eritroblastico allo striscio di sangue periferico
Splenomegalia (incremento alla visita della milza di 5 cm dall’arcata costale; oppure comparsa di splenomegalia)
Comparsa di almeno 1 sintomo sistemico (calo ponderale, sudorazioni notturne, febbre)
Secondo uno studio recentemente pubblicato dall’Ematologia di Pavia, sono da ritenersi fattori prognosticamente negativi un valore di emoglobina inferiore a 10 g/dl, o, durante il follow-up, la comparsa di uno dei seguenti parametri: emoglobina inferiore a 10 g/dl, piastrine inferiori a 100 x109/L o leucociti superiori a 30 x109/L.

Leucemia acuta

Anche se infrequente, la leucemia acuta rappresenta una possibile evoluzione tardiva della policitemia vera (rischio cumulativo a 15 anni: 7%). Come ha dimostrato un recente studio della Clinica Ematologica di Pavia, queste leucemie sono caratterizzate nella maggior parte dei casi dall’acquisizione di anomalie cromosomiche aggiuntive quali delezioni parziali o totali dei cromosomi 5, 7 e 17.

Terapia up

Lo scopo della terapia della policitemia vera è principalmente prevenire le complicanze trombotiche ed emorragiche.

In base alle linee guida internazionali attualmente in uso (European LeukemiaNet Guidelines, 2011) la scelta terapeutica si deve basare sulla valutazione del rischio vascolare del paziente, che viene definito ad alto rischio in presenza di una pregressa storia di trombosi o età superiore ai 60 anni, a basso rischio in assenza di entrambi questi fattori.

I criteri di risposta alla terapia sono stati recentemente definiti ad opera dello European LeukemiaNet: si considera risposta completa alla terapia il calo del valore di ematocrito al di sotto del 45%, delle piastrine al di sotto di 400.000/µl, dei globuli bianchi al di sotto dei 10.000/µl con scomparsa della splenomegalia e dei sintomi sistemici laddove presenti. Per ridurre il rischio trombotico, sulla scorta dei risultati dello studio multicentrico europeo ECLAP, vi è indicazione ad effettuare un trattamento antiaggregante con aspirina a basse dosi; tale trattamento è controindicato nei pazienti con precedenti manifestazioni emorragiche o con patologie gastrointestinali potenzialmente emorragiche (gastrite ulcerosa).

Paziente a basso rischio vascolare (presenza di tutti i seguenti fattori):

età minore di 60 anni
assenza di precedenti eventi trombotici o emorragici

Terapia

salasso
aspirina a basse dosi se non controindicata

Paziente ad alto rischio vascolare (presenza di almeno uno dei seguenti fattori):

età pari o superiore a 60 anni
presenza di precedenti problemi trombotici o emorragici

Terapia

idrossiurea
aspirina a basse dosi se non controindicata

Salasso. Il salasso, rimozione di 300-400 ml di sangue per volta, permette la rapida normalizzazione della massa eritrocitaria. Non ha però influenza sulla produzione di globuli rossi se non tramite la deplezione dei depositi di ferro corporeo che ne consegue. All'esordio, il salasso deve essere eseguito una o due volte alla settimana, in base al valore dell'ematocrito iniziale, fino al raggiungimento di un ematocrito inferiore al 45%.

Idrossiurea. L'idrossiurea (Oncocarbide, capsule da 500 mg), è un farmaco chemioterapico antimetabolita. In genere si somministra alla dose iniziale di 1000-1500 mg al giorno. Una volta raggiunta la risposta, la dose va modulata in base all’emocitometria, in genere 500-1000 mg al giorno. Consente un buon controllo delle complicanze vascolari ed i pazienti godono di buona qualità di vita.

Interferone. L'α-interferone è un farmaco antiproliferativo con attività sulla linea granulocitaria, megacariocitaria ed in minor misura su quella eritroide. L'α-interferone, alla dose di 3 MU tre volte alla settimana, permette di ottenere il controllo della malattia e della sintomatologia sistemica nel 60-70% dei pazienti. Questo trattamento è però gravato da effetti collaterali che nel 20-30% dei casi portano il paziente alla sospensione della cura. Secondo le linee guida europee è indicato in prima linea, specie nel giovane, ma in Italia non è attualmente autorizzato per la terapia della Policitemia Vera.

Studi sperimentali con nuovi farmaci up

Presso la Clinica Ematologica di Pavia sono attualmente in corso sperimentazioni cliniche nella policitemia vera che prevedono nuove modalità di cura o l’impiego di nuovi farmaci:

Protocollo CYTO-PV: Studio clinico controllato per valutare l’efficacia di terapie citoriduttive a diversa intensità nel prevenire gli eventi cardiovascolari in pazienti affetti da Policitemia Vera.

Si tratta di uno studio clinico italiano multicentrico che prevede l’utilizzo della terapia standard a diverse intensità, con lo scopo di identificare il valore di ematocrito che espone il paziente al minor rischio di complicanze vascolari.

Protocollo INCB 18424-256: Studio clinico di fase 2, in aperto, con dosaggio variabile, per determinare la sicurezza e l’efficacia di INC424 in pazienti con policitemia vera o trombocitemia essenziale avanzate refrattarie alla terapia con idrossiurea.

Questo studio internazionale multicentrico utilizza un farmaco sperimentale JAK2-inibitore per il trattamento della policitemia vera e della trombocitemia essenziale in fase avanzata e refrattarie alla terapia standard con idrossiurea. L’arruolamento dei pazienti è stato completato ed è ora in corso il follow-up.

Protocollo RESPONSE CINC424B2301: Studio multicentrico, randomizzato, in aperto, di fase III, di efficacia e sicurezza in soggetti con Policitemia Vera resistenti o intolleranti a idrossiurea, che prevede l’impiego dell’inibitore di JAK INC424 per via orale versus la migliore terapia disponibile.

Si tratta di uno studio clinico internazionale multicentrico di fase III randomizzato che prevede l’utilizzo di un farmaco sperimentale JAK2-inibitore per il trattamento della policitemia vera in fase avanzata refrattaria o intollerante alla terapia standard con idrossiurea. I pazienti vengono randomizzati secondo un rapporto 1:1 tra farmaco sperimentale o terapia standard.

Le più comuni domande dei pazienti affetti da Policitemia Vera up

Che tipo di malattia è la policitemia vera?
è una malattia mieloproliferativa cronica
è caratterizzata da un decorso indolente
comporta un aumentato rischio di complicanze vascolari

Quali sono le cause della policitemia vera?
un danno genetico acquisito (mutazione del gene JAK2) della cellula staminale emopoietica
vi è uno stimolo proliferativo dei precursori eritropoietici, piastrinopoietici e granulocitopoietici che si traduce in una produzione eccessiva di globuli rossi, ma anche di piastrine e globuli bianchi

La policitemia vera ha un rischio di trasmissione genetica?
esistono casi familiari

Come si può sospettare la policitemia vera?
da un emocromo con elevati valori di emoglobina e di ematocrito
dal colore particolarmente acceso di cute e mucose, da sintomi clinici di tipo vascolare, o dal prurito dopo contatto con l'acqua

Si può effettuare attività sportiva?
sì, bisogna però prestare attenzione se il paziente è in terapia con antiaggreganti tipo aspirina in quanto tale terapia potrebbe esporre ad un più elevato rischio di sanguinamento a seguito di traumi

Quali accertamenti si possono eseguire per valutare meglio il rischio vascolare?
colesterolo, HDL, LDL, trigliceridi, glicemia, misurazione pressione arteriosa

in casi particolari, ricerca di stati di trombofilia congenita

Cosa si può fare per prevenire i problemi vascolari?
tenere l’ematocrito e le piastrine quanto più possibile entro i valori normali
evitare il fumo
evitare il soprappeso
evitare l'uso di estroprogestinici
controllare la pressione arteriosa
fare attività fisica

Cosa si può fare per il prurito della policitemia vera?
controllare la malattia
valutare lo stato del ferro corporeo

Tutti i pazienti con policitemia vera devono ricevere un trattamento?

Quando è indicato l'impiego della terapia antiaggregante?
sempre, se non controindicato

La terapia antiaggregante deve essere sospesa in caso di chirurgia?
si, va sospesa 7 giorni prima

Quando è indicato l'impiego del salasso?
nei pazienti giovani senza precedenti problemi vascolari

Quando è indicato l'impiego della terapia citoriduttiva?
nei pazienti meno giovani
nei pazienti con precedenti problemi vascolari

Come si monitora la terapia citoriduttiva?
lo scopo della chemioterapia citoriduttiva con Idrossiurea è normalizzare l’emocromo, cioè mantenere un ematocrito inferiore al 45%, una conta piastrinica inferiore a 400.000/µl ed un valore di leucociti inferiore al 8.000/µl.
è indicato controllare inizialmente l’emocromo ogni mese e valutare il valore di emoglobina (Hb, Hgb), ematocrito (Hct), piastrine (Plt), e leucociti (WBC, GB)
se si riducono troppo l’emoglobina, i leucociti, o le piastrine è indicato ridurre il dosaggio dei farmaci
una volta raggiunto il valore di piastrine desiderato si deve controllare l’emocromo ogni 2 mesi circa; ogni 6 mesi esami generali

Il trapianto di midollo osseo è da considerare un opzione terapeutica?
no, tranne in particolari fasi della malattia

Cosa offre l'Ematologia di Pavia al paziente con Policitemia Vera? up

Presso la Clinica Ematologica del Policlinico San Matteo di Pavia è possibile eseguire tutte le indagini necessarie alla diagnosi di policitemia vera e tutte le analisi complesse di tipo genetico che consentono di definire la prognosi del singolo paziente:

studio quantitativo della mutazione V617F del gene JAK2 (estrazione del DNA genomico dai neutrofili, e PCR quantitativa allele specifica)
ricerca delle mutazioni dell’esone 12 del gene JAK2
studio di citogenetica
analisi delle colture cellulari in vitro (CFU-E, CFU-GM, BFU-E)
studio dei progenitori emopoietici circolanti CD34-positivi
studio morfofunzionale della biopsia osteomidollare
studio della trombofilia congenita

Dal punto di vista clinico, la Clinica offre:

uno staff medico (Dott. Elisa Rumi, Dott. Chiara Elena, Prof. Mario Lazzarino, Prof. Mario Cazzola) dedicato alla valutazione iniziale ed al follow-up dei pazienti con malattia mieloproliferativa cronica.
la scelta terapeutica più appropriata al singolo paziente sulla base delle caratteristiche biologiche e molecolari della malattia.
un programma personalizzato di follow-up clinico, biologico e molecolare.
studio dell'albero genealogico per la diagnosi della policitemia familiare con relativi programmi di terapia e follow-up.
terapie sperimentali per le fasi avanzate di malattia.